mercoledì 7 gennaio 2026

Infine arrivano i pirati. Il caso della “Marinera”



Nella giornata di oggi, mentre il mondo continua a reagire agli eventi gravissimi degli ultimi giorni, un nuovo episodio ha confermato fino a che punto gli Stati Uniti siano disposti a spingersi pur di imporre la propria volontà: il sequestro della petroliera russa Marinera.

Parliamoci chiaro fin da subito: quello che è avvenuto è pirateria. Non è un'applicazione di sanzioni o un operazione di sicurezza. Pirateria, punto.

La Marinera, nave battente bandiera russa, è stata bloccata e sequestrata in mare aperto dalle forze statunitensi con il pretesto del rispetto delle sanzioni unilaterali imposte da Washington. Sanzioni che, è bene ricordarlo, non sono state approvate dall’ONU e quindi non hanno alcun valore universale nel diritto internazionale. Gli Stati Uniti, ancora una volta, si arrogano il diritto di decidere chi può commerciare, come e con chi, imponendo la propria volontà con la forza.

Il punto centrale è uno: nessun paese ha il diritto di sequestrare una nave straniera in acque internazionali sulla base delle proprie leggi interne. Farlo significa trasformare il mare in una zona sotto controllo militare di una singola potenza. Significa dire apertamente che la sovranità degli altri Stati non conta nulla.
La Russia ha giustamente condannato l’atto, definendolo illegale e contrario al diritto del mare, e ha ragione. Se oggi si accetta che una petroliera russa possa essere abbordata perché agli Stati Uniti non piace il carico o la destinazione, domani potrà accadere a qualunque altro paese che non si allinea agli interessi di Washington.

Questo episodio non è isolato, ma si inserisce in un quadro più ampio:
• Invasione del Venezuela.
• Rapimento di un capo di Nicolás Maduro e Cilia Flores.
• Minacce contro Iran, Cuba, Groenlandia, Messico e Colombia.
• Uso sistematico della forza economica e militare come strumento di dominio.

Gli Stati Uniti non stanno difendendo alcun “ordine internazionale”. Stanno imponendo il loro ordine, basato sulla legge del più forte e quando questa logica arriva al mare, quando si passa all’abbordaggio di navi straniere, allora il confine è superato.

Chiamare tutto questo “pirateria” non è una provocazione: è una presa di posizione politica e morale, è rifiutare la normalizzazione di questo tipo di pratiche che, se messe in atto da qualsiasi altro paese, verrebbero immediatamente definite atti ostili o aggressioni.

Il mondo multipolare nasce anche da qui: dal rifiuto di accettare che una sola potenza possa decidere cosa è lecito e cosa no, chi può commerciare e chi deve essere punito. Il caso della Marinera è un segnale pericoloso, ma anche chiarissimo: l’imperialismo statunitense non si ferma davanti a nulla.

Ad ogni azione corrisponde una conseguenza

Quello che forse gli ucraini non hanno capito è che a ogni azione da loro commessa (quasi sempre di carattere terrorista), corri...